La Bhagavad-Gita – Lo Yoga dell’Azione Karma-Yoga

La Bhagavad-Gita

Parte III – LO YOGA DELL’AZIONE – Karma-yoga

“C’è un magnete nel tuo cuore che attrae amici veri. Quel magnete è l’altruismo, il pensare prima agli altri; quando s’impara a vivere per gli altri, essi vivranno per te”

(Paramahansa Yogananda)

Nel secondo capitolo, apprendiamo che Arjuna è entusiasmato dall’immagine dell’uomo illuminato, sthitprajna, e vuole sapere per quale motivo dovrebbe agire, quando la via superiore della conoscenza, jinana, gli si dispiega di fronte. Come risposta all’interrogativo di Arjuna, Sri Krishna rivela la sua dottrina dell’azione. Egli spiega che l’ideale del karma-yoga è l’azione senza desiderio, ma questo stato non può essere acquisito rinunciando totalmente all’azione: occorre piuttosto rinunciare ai desideri egotici.

Alcuni mistici affermano che il karma-yoga sia in realtà il sentiero del servizio, seva, agli altri e la strada più rapida per l’evoluzione spirituale. Il popolare santo Neem Karoli Baba racchiuse tutta la tradizione in poche parole: “Ama tutti, servi tutti, ricorda sempre Dio e attieniti alla verità”. Raccomandava di offrire il proprio servizio, come Hanuman, senza egoismo e avidità, focalizzando le proprie azioni sull’amore e sull’altruismo. Sono utili anche la meditazione e la pratica dell’hatha-yoga, ma compiere buone azioni è sempre di fondamentale importanza.

Sri Krishna ci consiglia di compiere tutte le azioni nel giusto spirito del niskama-karman, l’azione senza desiderio, ma noi dobbiamo rinunciare solo al frutto dell’azione, non all’azione in sé. Il ricercatore illuminato deve comprendere che è suo diritto agire e che il frutto dell’azione non deve essere la sua motivazione. Sebbene il karma-yoga sia associato al servizio disinteressato, Sri Krishna descrive il karma-yogin come colui che “sperimenta il puro accontentamento e trova la pace perfetta nel Sé: per lui, non vi è alcuna necessità di agire.” Secondo la logica classica dello yoga, questo crea la base perfetta per l’azione: abbandonare tutti gli attaccamenti e realizzare il bene supremo della vita.

Sri Krishna, inoltre, afferma che l’adempimento dei doveri prescritti è obbligatorio per tutti: è essenziale portare avanti le proprie responsabilità secondo le norme e le regole della società in cui si vive. Egli spiega il motivo per cui occorra compiere tali doveri disinteressatamente, quali vantaggi si ricavino dal loro compimento, quali danni siano causati invece dalla negligenza, quali azioni rendano schiavi e quali al contrario liberino. Tutti questi aspetti attinenti al dovere sono descritti con dovizia di particolari.

La Gita afferma che non si possono acquisire i frutti di jnana sino a quando non si sia acquisita padronanza del karma-yoga che purifica il corpo, la mente e lo strumento interiore, ossia il corpo sottile. Il karma, inoltre, è un aspetto imprescindibile nella vita umana e l’inazione è fisicamente impossibile, poiché, senza l’azione, neanche il corpo potrebbe esistere. Rinunciare all’azione non conduce automaticamente alla liberazione, ma è essenziale compiere la giusta azione per evitare il vikarman, l’azione sbagliata.

La Gita ci consiglia di coltivare la qualità yoghica dell’equanimità: Samatvam yoga ucyate”, “Lo yoga è equanimità della mente”. Dobbiamo avere una mente equilibrata qualunque siano le condizioni intorno a noi, per creare pace e armonia nella vita.

Il karma-yoga ci insegna ad essere sinceri nei nostri sforzi, poiché agire a malincuore senza sincerità, non fa bene a nessuno, ancor meno a noi stessi. Come possiamo offrire le nostre azioni al Signore con l’atteggiamento del vero karma-yoghin, quando esse non sono sostanziate dal nostro cuore e dal nostro spirito? Anche quando ci dedichiamo ad attività quotidiane, come fare il bucato, spolverare i mobili di casa o sistemare i libri nella libreria, dovremmo compiere ogni azione nel migliore dei modi.

La Gita insegna che vi sono tre azioni giuste:

il dharma o dovere sacro;

il loka-sangraha o benessere del mondo;

lo yajna o sacrificio.

Le azioni giuste o buone ci aiutano ad elevarci al di sopra di moha, il desiderio, di raga, l’attrazione e di dvesa, l’odio. La via d’uscita da vikarman è la via della dedizione, la via dell’offerta dei frutti delle nostre azioni come yajna, sacrificio, al Signore.

 

Articolo redatto da: Segreteria di Swami Amrirananda Davide Russo Diesi | Certified Yoga Teacher RYT-500 Yoga Alliance USA – Yogasthali Yoga Society, INDIA. Tratto dal libro “Luci dalla Bhagavad-gita” di Basant K. Gupta, edizioni Laksmi di Asya Om.

Istruttore Yoga Davide Russo Diesi spiega lo Yoga dell'Azione

Istruttore Yoga Davide Russo Diesi



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