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Stretching Flexibility e Respiro: un Approccio Attuale per il Corpo e la Mente

Hari OM, ben ritrovati a tutti voi miei cari ed amati studenti di YOGADELRESPIRO.it. Negli ultimi anni, il concetto di flessibilità nell’ambito dello Yoga è cambiato profondamente. Non si tratta più solo di “allungarsi di più”, ma di sviluppare un corpo forte, mobile e consapevole. È proprio su questa visione che si basa il metodo di Stretching Flexibility di Yogabody® che ho inserito nel mio insegnamento di Yoga del Respiro dopo avere conseguito la certificazione di Coach of the Science of Stretchingtm nel 2022.

Davide R. Diesi Yogabody-Certificate-Stretching

L’aspetto fondamentale di questo approccio è che la flessibilità non si costruisce con la forza, ma con il rilascio, il respiro ed il tempo.

Molti pensano che essere flessibili significhi riuscire a fare le spaccate o le posizioni avanzate. In realtà, la flessibilità è la capacità dei muscoli e delle articolazioni di muoversi in modo efficiente e sicuro rimanendo nel loro range di movimento. Non è solo una questione estetica, ma funzionale perché:

  • migliora la postura;
  • riduce il rischio di infortuni;
  • aumenta la libertà di movimento;
  • supporta la pratica Yoga.

Nello Yoga, la flessibilità ha anche un significato più sottile: è la capacità di lasciare andare le resistenze, non solo fisiche ma anche mentali. Un corpo più fluido spesso riflette una mente più disponibile e aperta.

Successivamente al mio percorso di studio di Stretching Flexibility, ho appreso ed integrato nella mia pratica tre principi chiave semplici ma estremamente efficaci per sviluppare la flessibilità.

Donna che fa stretching

  1. Rilassamento

I muscoli si allungano meglio quando sono completamente rilassati. Invece di “spingere” nello stretching, l’obiettivo è lasciare andare ogni tensione inutile, favorendo una sensazione di rilassatezza nel corpo attraverso un respiro consapevole.

  1. Respirazione 4:8

Inspirare dal naso contando fino a 4 ed espirare dalla bocca contando fino ad 8 aiuta a calmare il sistema nervoso, ridurre il riflesso di difesa dei muscoli e facilitarne l’allungamento. Il respiro diventa così uno strumento concreto per entrare più in profondità, in modo sicuro.

  1. Tempo di tenuta

La flessibilità si sviluppa nel tempo: mantenere le posizioni per un minimo di 2 fino a un massimo di 5 minuti permette al corpo di adattarsi gradualmente. Non è l’intensità, ma la durata che crea il cambiamento.

Questi tre elementi — rilassamento, respiro e tempo — trasformano completamente il modo di lavorare sul corpo.

 Stretching passivo vs stretching attivo

Uno degli aspetti più interessanti è la differenza tra due approcci diversi: lo stretching passivo e quello attivo.

Lo stretching passivo è quello più tradizionale: mantieni una posizione e rilassi il muscolo. Se fatto correttamente, è estremamente efficace, soprattutto quando integrato con respiro e tempo.

Nello stretching attivo entra in gioco la forza: mentre allunghi un muscolo, attivi quelli opposti. Questo approccio crea una flessibilità più duratura, riduce la rigidità causata da contrazioni muscolari prolungate,  protegge le articolazioni e sviluppa controllo e stabilità.

Questo equilibrio tra attivazione e rilascio richiama due principi fondamentali dello Yoga: Sthira e Sukha definiti negli Yoga Sutra di Patañjali (II.46) come le qualità essenziali di un’asana, stabilità/fermezza (sthira) e agio/comfort (sukha). Non sono solo concetti fisici, ma stati dell’essere che uniscono corpo e mente, trasformando un semplice movimento in uno stato meditativo.

Inoltre, la flessibilità non dipende solo dai muscoli, ma soprattutto dal sistema nervoso. Il corpo non si allunga se percepisce pericolo. E qui entrano in gioco i due principi Sthira e Sukha che si attuano attraverso:

  • il rilassamento che riduce la tensione;
  • il respiro lento (4:8) che attiva il sistema parasimpatico;
  • il tempo che permette al corpo di adattarsi.

 

Il respiro diventa un ponte tra corpo e mente: quando è lento e regolare, il corpo si sente al sicuro e può entrare in uno stato di rilassamento.

Perché è importante per chi pratica Yoga

Integrare un lavoro mirato sulla flessibilità arricchisce e trasforma la pratica Yoga con benefici concreti come:

  • posizioni più stabili e accessibili;
  • meno compensazioni;
  • maggiore consapevolezza corporea;
  • progressi più rapidi e sicuri.

Ma c’è anche qualcosa di più: lavorare sulla flessibilità in modo consapevole aiuta a sviluppare pazienza, presenza e non-attaccamento al risultato — qualità centrali nella pratica Yoga.

Un approccio intelligente

La vera chiave è allenare la flessibilità come una competenza, che in pratica significa rilassarsi invece di forzare, usare il respiro come guida, rimanere nelle posizioni abbastanza a lungo ma soprattutto rispettare i tempi del corpo. Una posizione non la si “conquista”, la si esplora.

Quindi, la flessibilità non è un talento innato, ma una capacità che si può sviluppare con il giusto metodo.

Integrare questo tipo di approccio nella pratica Yoga permette non solo di migliorare le performance, ma soprattutto di creare un rapporto più profondo e rispettoso con il proprio corpo e, forse, passo dopo passo, anche con se stessi, un respiro alla volta.

Al di là delle tecniche e dei metodi, c’è un principio fondamentale e imprescindibile: la pratica è tutto. È attraverso la costanza e l’esperienza diretta che il corpo cambia e cambia anche il modo in cui lo percepiamo. La teoria è utile, ma prende davvero vita solo quando viene applicata con continuità.

Allo stesso tempo, è importante ricordare che il cambiamento richiede una certa dose di sfida.

Non si tratta di forzare o superare i propri limiti in modo aggressivo, ma di uscire gradualmente dalla propria zona di comfort. È in quello spazio — tra agio e intensità — che avviene la trasformazione.

In questo percorso, l’obiettivo più grande rimane l’equilibrio tra sforzo e rilascio, forza e flessibilità, mente e corpo e soprattutto respiro e movimento.

La flessibilità, quindi, non è un elemento isolato, ma parte di un sistema più ampio che riguarda il benessere globale. Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante. L’alimentazione, ad esempio, può sostenere oppure ostacolare la pratica. Un approccio intelligente e non rigido permette di creare le condizioni migliori affinché il corpo possa adattarsi, recuperare e progredire.

Infine, forse l’aspetto più importante: sviluppare ascolto e autonomia. Ogni corpo è diverso, ogni percorso è personale. L’istruttore può guidare, ma l’esperienza è sempre diretta.

In questo senso, la pratica diventa anche uno spazio di scoperta: non solo di ciò che il corpo può fare, ma di come possiamo relazionarci a noi stessi, con più attenzione, rispetto e consapevolezza.

Articolo redatto da  Davide R. Diesi |Istruttore Mental Coach CSEN & YA Yoga Teacher E-RYT® 500, E-RYT® 500, RYT ® 500, YACEP®, YOGABODY® Breathing Coach, YOGABODY® Stretching Coach, PADI® FreeDiver, INDIA Professional Yoga Member of IYA  – Indian Yoga Association.

Davide Russo Diesi | YA Yoga Teacher

Davide Russo Diesi