30 Ott RAMANA MAHARSHI
Hari Om cari lettori e studenti del sito YOGADELRESPIRO.it, oggi vi parleremo di Ramana Maharshi.
Ramana Maharshi è stato un mistico indiano e uno dei saggi più venerati in India entrando di diritto nel pantheon dei Jivanmukta, le anime liberate, mentre era ancora in vita avendo raggiunto un elevato livello di consapevolezza.
Il suo insegnamento principale è stato “l’Autoindagine (Atma Vichara)”, ovvero la pratica di rivolgersi costantemente la domanda: “Chi sono io?” per scoprire il vero Sé attraverso la via della conoscenza diretta (Jnana Yoga).
Ramana Maharshi nacque a Tiruchuzhi, nel Tamil Nadu, nell’India del Sud come Venkataraman Iyer nel 1879.
All’età di soli 16 anni ebbe un’esperienza spirituale straordinaria: fu colto da un’improvvisa e intensa paura della morte, quello che oggi potremmo definire un attacco di panico.
Invece di fuggire da questa sensazione e tentare di opporsi la affrontò osservandola profondamente e si arrese al fatto di “stare per morire” cercando di comprendere che cosa sarebbe stata la morte e si chiese: “se il corpo muore la mente rimane? Se la mente e la memoria si estinguessero con il corpo che cosa resterebbe?” Nel momento stesso in cui cercò quell’io che temeva la fine, scoprì che non esisteva. Ciò che restava era pura consapevolezza, una presenza silenziosa, senza tempo, che osservava tutto ma non veniva toccata da nulla.
Questa esperienza lo spinse a lasciare la famiglia e a dirigersi verso Tiruvannamalai, ai piedi della sacra montagna Arunachala, considerata uno dei luoghi della presenza viva del Dio Shiva sulla Terra, dove si stabilì presso il tempio di Arunachaleswarar, trascorrendo lunghi periodi in meditazione profonda e in silenzio.
Ramana Maharshi non fondò scuole, non scrisse testi, non impose dogmi. Viveva in silenzio, eppure intorno a lui nacque un Ashram, un luogo di pace, dove arrivavano pellegrini da tutto il mondo, ricercatori spirituali, filosofi, medici, curiosi.
Il suo silenzio non era assenza di comunicazione, ma una forma più pura di linguaggio, quella che parla direttamente al cuore.
Ramana Maharshi definiva l’Autoindagine, come “il più sacro dei sacri”, una pratica che non è un’esercitazione intellettuale, ma un metodo diretto per dissolvere l’ego e scoprire la vera natura dell’essere. Secondo Ramana Maharshi, il Sé è sempre presente, ma viene oscurato dall’identificazione con la mente e il corpo.
Il suo insegnamento era essenziale: “Non cercare fuori. Chiediti semplicemente: “chi sono io?”
Ramana Maharishi affermava che ponendosi questa domanda avremmo scoperto qualcosa dentro di noi che va oltre la mente. Egli spiegava il motivo per cui questa tecnica di Autoindagine fosse estremamente efficace: “Ciò che è essenziale in ogni pratica, è cercare di riportare la mente, che corre, ad osservare una cosa sola, in un cammino di ritorno alla sorgente, nell’auto-attenzione. Solo questa è l’autoindagine, ed è tutto quello che c’è da fare”.
Eliminando dalla mente tutti i pensieri, si supera l’illusione della realtà (maya) e si avvia un processo di autoesplorazione interiore, che nasce nella quiete della mente e nella calma del corpo, alimentata nel silenzio assoluto del nostro essere. Così, nella pace, appare naturalmente una consapevolezza interiore e spontanea di chi noi siamo. “Conosci prima quell’io e poi conoscerai la verità, quando la mente si dissolverà nel silenzio”.
Ramana Maharshi visse in modo estremamente semplice, senza mai cercare fama o potere. Non fondò alcuna religione né pretese titoli spirituali. Il titolo di Bhagavan Sri Ramana Maharshi gli venne infatti attribuito.
Accoglieva chiunque venisse a lui con lo stesso amore e la stessa presenza silenziosa. Il suo approccio minimalista e la sua saggezza, vissuta direttamente e non appresa da testi, attirarono persone da ogni parte del mondo.
Il 29 novembre 1935 il famoso Yogi Paramhansa Yogananda, autore del bestseller “Autobiografia di uno Yogi”, visitò l’ashram di Ramana Maharshi, fu accolto con grande rispetto. Dopo l’incontro Yogananda scrisse che aveva provato una profonda pace e riverenza in presenza di Maharshi.
Ramana Maharshi ha dispensato la sua grande conoscenza ai suoi discepoli non lasciando particolari testimonianze scritte. Ramana infatti, scrisse molto poco e solo per soddisfare richieste specifiche dei suoi devoti. Furono infatti i suoi discepoli a mettere insieme le sue parole e tutte le conversazioni avute con il Maestro per elaborare testi che ancora oggi vengono studiati nel suo Ashram Sri Ramanasramam, fondato ai piedi dell’Arunachala.
Sri Ramana lasciò serenamente il corpo fisico il 14 aprile 1950. Quel giorno un fotografo che risiedeva all’Ashram fu testimone di un fenomeno emblematico: quella sera, una stella con una scia simile ad una cometa illuminò il cielo, lo attraversò lentamente sino alla cima del monte Arunachala, dove parve fermarsi un po’ per poi scomparire dietro di esso: erano le 20:47. Sri Ramana Maharshi aveva smesso di respirare esattamente alle 20:47.
Dopo la sua morte, in molti continuarono a testimoniare esperienze profonde solo rimanendo in silenzio in quei luoghi impregnati della sua presenza.
Ramana Maharshi non predicò religioni, riti o credenze, ma indicò la conoscenza diretta del Sé come unica via verso la libertà duratura. In un mondo frammentato e rumoroso, il suo messaggio silenzioso risuona ancora:
“Il Sé è silenzio. Il Sé è pace. Il Sé è amore. Scopri chi sei davvero.”

Ramana Maharshi – Portrait – G. G. Welling (1948)
Articolo redatto da: Desktop Office di Davide R. Diesi |Istruttore Mental Coach CSEN & YA Yoga Teacher E-RYT® 500, E-RYT® 500, RYT ® 500, YACEP®, YOGABODY® Breathing Coach, YOGABODY® Stretching Coach, PADI® FreeDiver, INDIA Professional Yoga Member of IYA – Indian Yoga Association.

Davide Russo Diesi