13 Feb La paura secondo Paramhansa Yogananda
La paura secondo Paramhansa Yogananda: lo Yoga come via di liberazione della mente.
Per Paramhansa Yogananda, il famoso Yogy Indiano che portò lo Yoga in Occidente, la paura non è una realtà inevitabile dell’esistenza umana, ma una condizione mentale che nasce dall’identificazione con il corpo, con l’ego e con i continui mutamenti del mondo esterno.
Nel suo famoso libro “Autobiografia di uno Yogi “(ed. Astrolabio) e in tutta la sua vasta opera, la paura appare come uno dei principali ostacoli alla pace interiore e alla realizzazione spirituale.
Yogananda riconosce che una forma elementare di paura ha una funzione protettiva, ma sottolinea che l’uomo moderno ne è spesso dominato: la mente, anziché essere al servizio della coscienza, la controlla e ne dispone a suo piacimento. Da questo squilibrio nasce l’ansia, l’insicurezza e la costante anticipazione di quanto di negativo potrebbe accadere nelle nostre vite.
La soluzione proposta da Swami Yogananda non è la repressione della paura, ma la trasformazione della coscienza attraverso lo Yoga.
Secondo Swami Yogananda, la paura nasce quando l’individuo si percepisce come un’entità separata, fragile e temporanea. Finché ci identifichiamo con il corpo – soggetto a malattia, perdita e morte – la paura è inevitabile. Allo stesso modo, l’identificazione con la mente, instabile e reattiva, rende l’essere umano schiavo dei propri pensieri.
Nell’Autobiografia di uno Yogi, Yoganandaji descrive numerosi esempi di Maestri che sembrano immuni alla paura, non perché ignorino il pericolo, ma perché non si identificano più con ciò che può essere minacciato. La loro coscienza è stabilita nell’anima, che è eterna, immutabile e libera.
“Guarda la paura in faccia”: la consapevolezza come primo passo.
Uno degli insegnamenti più diretti, attribuito al suo Maestro Sri Swami Yukteswar e riportato nell’Autobiografia, è semplice ma radicale: “Guarda la paura in faccia e cesserà di assillarti.”
Questo principio è profondamente yogico. La paura non viene vinta combattendola, ma osservandola senza identificazione. Quando la mente smette di reagire e inizia a contemplare, la paura perde forza perchè vive dell’attenzione emotiva che le concediamo: privata di questo nutrimento, si dissolve.
Lo Yoga, in questo senso, diventa scienza dell’attenzione.
Per Yogananda, lo Yoga non è semplicemente un’attività fisica o una pratica di rilassamento, ma una disciplina completa di padronanza della mente. La paura è un prodotto della mente indisciplinata, quindi, la libertà dalla paura nasce dal suo controllo.
Nella tradizione yogica, la mente è paragonata ad un lago: quando è agitato, non può riflettere la realtà. La paura è una delle onde più violente che ne increspano la superficie. Attraverso le pratiche yogiche – respirazione, concentrazione, meditazione – la mente si calma, diventa stabile e trasparente, l’acqua del lago diventa come uno specchio.
Swami Yogananda insegna che una mente calma non crea paura, perché non proietta continuamente scenari futuri immaginari e di sofferenza. Quando il flusso mentale rallenta, emerge uno stato naturale di pace.
Il respiro come ponte tra corpo e mente.
Uno degli aspetti centrali dello Yoga insegnato da Yogananda è il lavoro sul respiro. La paura altera immediatamente la respirazione, rendendola superficiale ed irregolare ed una respirazione agitata alimenta la paura.
Attraverso tecniche yogiche consapevoli, il praticante impara a regolare il respiro e con esso il sistema nervoso e le emozioni. Il respiro diventa così un ponte tra corpo e mente, uno strumento concreto per sciogliere tensioni e stati di paura.
Questo approccio rende lo Yoga una pratica estremamente concreta e accessibile: la trasformazione interiore non è teorica, ma sperimentabile.
Secondo Yogananda, anche la meditazione, inoltre, è un altro strumento molto potente per superare la paura, perché agisce alla sua radice: l’identificazione con l’ego. Nella meditazione profonda, l’attenzione si ritrae dai pensieri e dalle emozioni e si stabilisce nella coscienza pura.
In questo stato, l’individuo sperimenta direttamente una dimensione di sé che non è minacciata da nulla. La paura, che appartiene alla personalità, non può entrare nello spazio del Sé.
Col tempo, questa esperienza non rimane confinata alla meditazione, ma si riflette nella vita quotidiana, generando una calma stabile anche nelle situazioni difficili.
Lo Yoga diventa, quindi, educazione al presente. Yogananda sottolinea che gran parte della paura nasce dal vivere proiettati nel futuro o ancorati al passato. Lo Yoga educa invece a rimanere nel momento presente, l’unico spazio in cui la vita accade realmente. Quando la mente è pienamente presente, la paura del “che cosa accadrà” perde potere. Il presente è quasi sempre affrontabile; è l’immaginazione a renderlo minaccioso.
Per Yogananda, il fine ultimo dello Yoga non è semplicemente ridurre la paura, ma trascenderla definitivamente. Questo avviene quando l’individuo realizza la propria vera identità come anima eterna, una scintilla del Divino. In questa consapevolezza, la paura non viene più combattuta: semplicemente non trova più un soggetto a cui aggrapparsi.
Nel pensiero di Paramhansa Yogananda, la paura è una conseguenza della mente non educata e dell’identificazione con il transitorio. Lo Yoga è la via pratica per invertire questo processo: calmare la mente, disciplinarla, e infine trascenderla.
Attraverso lo Yoga, l’essere umano non diventa insensibile alla vita, ma interiormente libero. La vera sicurezza non nasce dal controllo delle circostanze esterne, ma dalla scoperta di una pace interiore che nulla può scuotere.
Come insegna Yogananda, la vera sicurezza non viene dal controllo del mondo, ma dalla scoperta di ciò che, dentro di noi, non può essere scosso da nulla.

Yogananda e la tigre
Articolo redatto da: Desktop Office di Davide R. Diesi | Istruttore Mental Coach CSEN & YA Yoga Teacher E-RYT® 500, E-RYT® 500, RYT ® 500, YACEP®, YOGABODY® Breathing Coach, YOGABODY® Stretching Coach, PADI® FreeDiver, INDIA Professional Yoga Member of IYA – Indian Yoga Association.

Davide Russo Diesi